Dopo che il single ha appurato, a fatica devo ammettere, che il cibo non si autogenera nel frigorifero e che i rotoli di cartaigienica non nascono sul portarotolo, giunge anche per lui il momento di fare la spesa.

Potete riconoscerci subito, anche se dobbiamo acquistare 52 cose prendiamo sempre il cestello. Ci dirigiamo al corridoio della birra e agguantiamo subito 8 bottiglie moretti. Dopo due minuti il cestello è già pieno, con un peso che sfiora i nove kili.

L’effetto dell’endorfina sviluppato dal vedere otto bottiglie di moretti nel cestello ci offusca la mente e così iniziamo a girare senza meta per gli altri corridoi, senza sapere ne cosa prendere e spesso neanche sapendo cosa stiamo guardando, così a volte ci risvegliamo dal “trance” e ci accorgiamo che son passati ben dieci minuti da quando abbiamo iniziato ad osservare quelle belle scatolette colorate e allora realizziamo essere scatole di assorbenti
Il reparto però può esserci d’aiuto, infatti agguantiamo un bel paccone di cartaigienica da 36 rotoli, avete presente quelli lunghi due metri? Lo infiliamo in verticale sopra le 8 bottiglie moretti e lo appoggiamo al petto, portandolo fieri come se fosse un obelisco appena conquistato.

Reparto pasta: Per qualche strano motivo che ancora non riesco a spiegarmi la pasta la prendiamo sempre, anche se a casa abbiamo ancora quella del natale scorso che ormai quando rientramo a casa si affaccia dalla credenza e ci saluta. Poi sempre una confezione di passata e 14 vasetti di sughi pronti. La passata si aggiungerà alla collezione di passate nella credenza che giaciono impolverate tipo bottiglie di vino pregiato da fare invecchiare.

Banco degli affettati: quello mi spaventa sempre.
-“Del prosciutto cotto grazie”

-“Quale le do?”

panico


-“Allora abbiamo cotto, cotto di parma, parma di cotto, biscotto, granbiscotto cazzobiotto”

ma allora il cotto c’è! mi vuoi fregare
-“Cotto…”

-“Quanto?”

panico

A questo punto io copio, lo ammetto copio la signora di fianco….

“Mah faccia lei” -con aria di chi ne capisce- “non troppo sottile altrimenti il bimbo non me lo mangia” (questa deve essere una specie di parola d’ordine secondo me)

Un reparto dove devo dire ogni single sembra trovarsi a suo agio è il reparto surgelati.
Tutto è molto semplice, basta guardare la figura e generalmente siamo in grade di ottenere in tavola una cosa simile; sono anche cose piuttosto sicure: non rischiamo di morire di botulismo a meno che non dimentichiamo il sacchetto dei surgelati in macchina il 10 di agosto e poi con aria furba, guardandoci in torno, mettiamo i pacchi nel congelatore con faccia soddisfatta quasi dicendo “Ti ho fregato!”
Banco frutta e verdura, questo sconosciuto: Per puro spirito emulativo ci avviciniamo al dispensatore di guanti e sacchettini. Afferriamo un guanto e lo guardiamo con la stessa espressione che abbiamo quando srotoliamo un preservativo e con la stessa aria scocciata lo indossiamo. Voglio le mele, vado a prendere le mele.
Bilancia: 74 caselle, nessuna fotina sembra essere quella delle mele. Il dito inizia a scorrere su tutti i bottoni come quando si cerca un citofono: Zucchine, Zucchette, Zuccotti, Cazzobiotti (anche qui?!?)…Mele eccole…melette meline meloni…azz..e ora? Generalmente capita che una gentile signora da dietro ci dica: “Quello è il numero 18: Popine rustiche dell’alto adige”. Premo il pulsante, sono in informatico, mentre lo premo mi immagino tutte le op-call che vengono effettuate al processore e mi chiedo se ci sia un modo per crakkare il codice. Lo scontrino puntualmente si appiccica al guanto, che io a sua volta appiccico al sacchetto che si appiccica puntualmente ai 2 metri di confezione della carta igienica.

Pagare, scegliere la cassa: Ci dirigiamo verso la cassa con la sensazione perenne di aver sicuramente dimenticato qualche cosa di vitale e qui viene il bello:
Cassa veloce, Cassa lenta, solo cestello, solo carello, solo carrello max 10 pezzi, solo cestello algoritmo naturale di 2, solo gestanti, cassa in chiusura, cassa panca, sopra la panca la capra canta sotto la panca la capra crepa. Allora la scelta diventa inevitabilemnte casuale, generalmente come parametro denterminante valutiamo la bellezza delle cassiera. Puntualmente becchiamo sempre la signora davanti a noi che riesce insiegabilmente a pagare tutta la spesa con monetine di rame, contandole diligentemente manco fossero dobloni…poi c’è lo show della tesserà fedeltà, punti, bollini, bollotti, cazzobiotti (ancora ?!?) così vediamo allontanarsi la signora con strisce di carta simili a stelle filanti di carnevale senza mai capirne il vero significato.
Tocca a noi:

“Ha la tessera?”

è bella ma deve essere la più stronza di tutte, se le dico di no questa si incazza di brutto

“Mmm..l’ho lasciata a casa…”

“Sacchetti?”

mah…faccia lei…non troppo sottili…ah no qui non va bene…quanti ne prendo? l’ultima volta sono usciuto con le moretti sotto braccio pur di non ammettere di aver fatto male i conti

“Dieci” ammiccando un sottile occhiolino..

“Fa i punti?”

“No sto cercando di smettere grazie…”

“Come dice?”

“Ehm No grazie…”

Ricerca macchina: Tutte le volte che scendo nel parcheggio mi prometto di tatuarmi il settore a fuoco sulla spalla ma puntualmente me ne dimentico. Non voglio dare l’impressione di non sapere dove andare..allora insceno una falsa telefonata passeggiando per i settori cercando la mia macchina:

Dai, tra solo due ore il super chiude, rimarrà solo la tua.No, ho i surgelati, non posso aspettare.

Ed ecco qui il vero colpo geniale…sempre inscenando una falsa conversazione tengo premuto in tasca il telecomandino dell’antifurto con l’intento di farlo scattare, dopo qualche chilometro finalmente sento il tipico fischio e vedo la mia macchina lampeggiare. anche questa volta è fatta!

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